A TUTTI I LIBRAI ITALIANI

VOGLIONO FAR CHIUDERE LE LIBRERIE INDIPENDENTI. CERCHIAMO, TUTTI ASSIEME, DI IMPEDIRE CHE QUESTO AVVENGA

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Siamo pronti a ricevere parole di conforto e di stima dalla quasi totalità di coloro che leggeranno questo appello, ma il punto è:

"al di là delle belle parole, si intende veramente fare qualcosa che consenta alle librerie indipendenti di riassumere una posizione centrale all'interno del sistema distributivo librario e della cultura italiana stessa o, al contrario, si ritiene che il ruolo della libreria sia ormai esaurito a fronte di nuovi mezzi di comunicazione e di nuove forme distributive che lo pongono in secondo piano e debba quindi essere affidato solo ad alcuni grandi gruppi editoriali e finanziari che mirano, sventolando la bandiera della libera concorrenza, ad un monopolio, o meglio ad un oligopolio del mercato e delle idee?".

Se vogliamo parlare di questo, l'occasione per farlo sarà:

il pomeriggio di martedì 23 settembre a Roma, nella sala Orlando della Confcommercio con personaggi pubblici, politici e della cultura

Nella mattinata dello stesso giorno, i librai italiani manifesteranno il loro disagio e la loro protesta davanti alle sedi del Parlamento e del Governo

Esaminiamo le ragioni che ci porteranno in piazza quel giorno e che ci vedono costretti a lanciare oggi questo appello, prima che sia troppo tardi.

Il 30 settembre si dovrebbe, quasi certamente, porre termine alla sperimentazione prevista per l'art. 11 della legge 62/2001 riguardante la "disciplina del prezzo del libro", entrato in vigore il 1° settembre 2001, prorogato una prima volta fino al 31 dicembre 2002 e una seconda volta fino al 30 settembre 2003.

Porre termine alla sperimentazione può avere diversi significati:

1) confermare l'articolo di legge nella sua formulazione attuale;
2) modificarlo in qualche sua parte;
3) eliminarlo.

Le prime due ipotesi porterebbero a rendere definitivamente legge dello stato una norma che regola il prezzo dei libri, mentre la terza ipotesi riporterebbe ad una situazione "ante legem" e quindi ad una assenza di una qualsiasi normativa.

Ci sembra necessario ricordare con quanta fatica si era arrivati all'approvazione dell'articolo sul prezzo, estrapolato da un più vasto disegno di legge sul libro e sulla promozione della lettura dell'allora Ministro per i Beni e le Attività Culturali On.le Giovanna Melandri, mai approdato all'esame del Parlamento, probabilmente per l'endemica lentezza del nostro iter legislativo.

Proprio per l'urgenza di arrivare ad una regolamentazione del mercato librario che ormai tendeva ad espellere le sue componenti più deboli, nella fattispecie le librerie, non meno preziose delle altre ma esposte alla concorrenza più sfrenata ed esasperata, si riuscì ad inserire l'articolo sulla disciplina del prezzo dei libri nella legge 62 del 7 marzo 2001 recante "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981 n. 416".

Non stiamo a ricordare, se non di sfuggita, che il testo approvato all'unanimità dalle commissioni cultura della Camera e Affari Costituzionali del Senato, entrambi in sede legislativa, fu poi stravolto per decreto dall'allora Presidente del Consiglio Prof. Giuliano Amato che, in nome di un convinto liberismo, oltre ad inserire alcune modifiche, elevò la misura dello sconto massimo praticabile rendendo in tal maniera gli effetti della legge molto meno efficaci e positivi.

Quello che oggi preoccupa è il fatto che non solo non si parli di migliorare il testo di legge, apportando le modifiche necessarie, ma che, in maniera più o meno palese, da più parti se ne chieda l'abolizione.

Non a caso citiamo, senza commentarle, alcune preoccupanti dichiarazioni rilasciate, nel corso dell'audizione del 19 giugno 2003 presso la VII^ Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei Deputati, presieduta dall'on.le Ferdinando Adornato, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla promozione del libro e della lettura, da due importanti personaggi del mondo editoriale, vale a dire Gian Arturo Ferrari, Direttore Generale della divisione libri del Gruppo Mondadori, e Giuseppe Antonini, Consigliere d'Amministrazione della Feltrinelli Editore.

Gian Arturo Ferrari: "Alla promozione è legata anche la legge sul vincolo del prezzo, sulla quale c'è stata polemica negli anni scorsi, io stesso presi personalmente una posizione molto chiara scrivendo una lettera aperta a tutti i librai italiani esponendo esattamente quale fosse la nostra opinione. Certamente, il prezzo rappresenta una leva di promozione assolutamente essenziale. "Il prezzo dei libri è uno dei freni principali, direi il principale nei confronti del consumo in questo settore, o meglio, la percezione del prezzo più che il prezzo in quanto tale". "Il pubblico dei lettori, e prevalentemente quello dei lettori molto forti, preferisce lo sconto ad ogni altra forma di promozione". "Il problema - che peraltro compete al Governo e non al Parlamento - è cosa fare il 30 settembre del corrente anno, allorquando scadrà la seconda proroga del periodo di sperimentazione originariamente avviato il primo settembre del 2001. Tale problema rimane all'ordine il giorno; ritengo che coloro i quali hanno desiderato, voluto e tentato di realizzare questa sperimentazione si debbano oggi assumere lo onere di tirarne le conclusioni. In generale gli esperimenti si compiono per ottenere dei risultati, ed è buona condotta al termine degli esperimenti, stabilire se questi abbiano funzionato o meno: altrimenti non sarebbero degli esperimenti. Non è quindi questo un nostro compito né del Parlamento ma del Governo e credo che in prossimità del 30 settembre di quest'anno si dovranno tirare le somme di una sperimentazione durata due anni e attuata seguendo un indirizzo molto preciso sulle cui caratteristiche non mi dilungo".

Giuseppe Antonini: "Non mi sembra, poi, molto chiara la destinazione dei fondi. Trovo francamente che, in alcuni casi, l'idea di aprire delle librerie nei piccoli centri rappresenti un'utopia, forse significherebbe addirittura vanificare dei contributi. Una libreria è un'attività economica; sta in piedi solo se sussiste un mercato. Quindi, se, nel piccolo centro, non esiste un mercato dell'acquisto dei libri è inutile finanziare una libreria" "La questione fondamentale è che, probabilmente, la liberalizzazione del prezzo giova alla promozione del libro; quindi, a mio avviso, durante l'iter parlamentare del progetto di legge, il problema del prezzo dovrà essere stralciato. Ricordo, infatti, che il 30 settembre altri importanti impegni potrebbero rendere più lungo l'iter legislativo della legge. Credo, però, che la Commissione debba prendere atto di tale orientamento, almeno per quanto riguarda l'azienda che rappresento. Mi è sembrato, del resto, che anche il dottor Ferrari fosse orientato in tal senso; abbiamo ragione di ritenere, peraltro, che anche l'AIE, in questi due anni, abbia cambiato opinione o posizione circa il problema del prezzo. Comunque, si tratta di un aspetto importante da tenere presente; infatti, non vorremmo che, ai problemi che già incontriamo nell'ambito della nostra attività, si aggiungesse quello di un forte frenata dell'iniziativa imprenditoriale."

Precisiamo che in Italia si è arrivati ad una disciplina per legge del prezzo dei libri sulla scorta di un indirizzo manifestato da molti anni in Europa. Fin dal 1980 in Francia e poi, a seguire, in Spagna, Grecia, Portogallo, Austria e Germania sono state varate leggi in tal senso, mentre in altri tre paesi (Danimarca, Olanda e Lussemburgo) il prezzo dei libri viene regolato da accordi presi tra le parti con autorizzazione in deroga dell'Antitrust.

Ora, se in dieci paesi, compresa l'Italia, su quindici si è sentita l'esigenza di una legge sul prezzo dei libri una ragione valida ci dovrà pure essere ed una altrettanto valida ragione ci dovrà pure essere se il Parlamento Europeo, in una sua delibera, ha identificato il libro come unico prodotto commerciale su cui, in ragione del suo alto valore culturale, si possa limitare la concorrenza.

Tornando al termine della sperimentazione, non vogliamo neanche pensare alla terza ipotesi considerata prima, l'eliminazione cioè dell'articolo di legge e il ritorno quindi ad una situazione "ante legem". Così facendo si calpesterebbero i motivi stessi che hanno portato alla legge e cioè la tutela delle librerie "indipendenti" uniche entità in grado di diffondere presso il pubblico degli utenti una cultura pluralistica e autonoma, fatta di moltissime voci e non accentrata da poche grandi sigle. E' innegabile infatti che, principalmente attraverso le librerie indipendenti, la piccola e media editoria riesce a manifestarsi al largo pubblico dei potenziali lettori e che comunque la presenza capillare del libro nel nostro Paese è solo da esse garantita.

Lo sconto libero, praticato senza limitazione alcuna, avrebbe come unico effetto l'espulsione dal mercato della stragrande maggioranza delle librerie indipendenti a favore di quelle legate sinergicamente, per diritto di proprietà o altro, a grandi editori e in più scoraggerebbe la nascita di nuove librerie.

Su un altro fatto vi invitiamo a riflettere:

tutte le promozioni scontistiche ed altro effettuate nel corso degli ultimi anni prima della legge e nell'ultimo anno dopo che con la prima proroga, la Presidenza del Consiglio cancellò sorprendentemente il divieto di effettuare promozioni nel periodo di sperimentazione, non hanno fatto crescere né il mercato né il numero dei lettori, spostando soltanto parti di essi dai canali più deboli economicamente, le librerie, ad altri sorretti da maggiore consistenza finanziaria e questo con grave danno per la cultura del nostro Paese, come prima detto.

Che cosa dunque ci aspettiamo?

Innanzitutto una conferma della regolamentazione del prezzo dei libri in un articolo di legge definitivo, migliorato in alcune sue parti e con la limitazione nel numero e nei tempi delle promozioni in deroga che altrimenti ne vanificherebbero l'applicazione.

Siamo profondamente convinti che per una giusta crescita della diffusione dei libri, per un aumento dei lettori ed altro ancora, sia necessaria la regolamentazione della concorrenza sul prezzo, ma se passasse il principio di un mercato regolamentato, ma di fatto libero per mancanza di limiti reali ed effettivi, la naturale conseguenza sarà l'abolizione del prezzo di copertina del libro, a quel punto oggetto non più considerato degno di una tutela tutta culturale, ma oggetto esclusivamente commerciale e quindi parte di un libero mercato sia nell'acquisto che nella vendita, senza alcuna imposizione di prezzo, in nessuna maniera giustificabile.

Ma non è solo questo che i librai italiani chiedono; ci sembra improcrastinabile una legge quadro sul libro che in Italia non ha mai visto la luce per varie ragioni.

Alla Camera e al Senato sono già stati presentati alcuni disegni di legge (Adornato, Melandri, Tessitore) e presto se ne dovrebbe aggiungere uno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

E' forse arrivato il momento giusto, ce lo auguriamo noi, ma credo che se lo augurino tutti coloro che amano il libro e la lettura.

Una legge organica sul libro dovrà contenere una serie di provvedimenti atti a rilanciare la lettura e tutte le componenti della filiera del libro. Si dovrà tendere, in maniera seria e concertata, all'allargamento della base dei lettori e ad una maggiore diffusione del libro.

L'obiettivo si potrà raggiungere solo con un piano strategico a diversi livelli a cui tutti dovranno fornire il loro contributo e qui chiamiamo il Governo alle sue responsabilità.

Se si vuole dare rilancio alla lettura, al libro, alla diffusione della cultura libraria è necessario che il Governo del nostro Paese, culla di antica civiltà, investa una parte delle sue risorse, attualmente impiegata in ben altre direzioni, nella crescita del settore.

Il Paese, ne siamo certi, ne avrebbe un enorme ritorno a medio termine e potremo confrontarci con pari dignità con i paesi europei a noi così vicini ma, in alcuni casi, enormemente distanti.

Per concludere, è il momento di mobilitarci e di far sentire a tutti, in nome della cultura, la nostra voce.

Vi diamo appuntamento per il 23 settembre.

Siamo certi che tutti vorrete partecipare alla manifestazione e che non saremo lasciati soli da coloro che ritengono il libro un bene importantissimo destinato alla crescita della cultura del nostro Paese.