Sil non rinnova con Siae l'accordo sulla reprografia


Chiamati a sottoscrivere il rinnovo dell’accordo SIAE per la reprografia (fotocopie da opere coperte da diritto d’autore), Confesercenti, sentiti i sindacati di categoria interessati all’accordo (SIL-librai e cartolibrari e ASSOTABACCAI) ha deciso di non apporre la propria firma.
Sia subito chiaro che la mancata adesione da parte nostra non va interpretata come un invito a non rispettare la normativa vigente, altresì come un invito alla controparte a riflettere sulle modalità con le quali detta normativa viene applicata, soprattutto a discapito delle attività commerciali di piccole dimensioni, quali quelle che noi rappresentiamo.
Resta pertanto a carico dei singoli esercizi la scelta se aderire secondo le modalità che SIAE deciderà, oppure rinunciare ad offrire ai clienti questo servizio.
Per parte nostra evidenziamo come, negli ultimi anni, l’evoluzione delle modalità di attuazione della normativa ha portato di fatto alla istituzione di una vera e propria tassa di possesso del/dei fotocopiatori da parte degli esercenti, essendo venuta meno una reale proporzionalità rispetto all’effettivo utilizzo degli stessi per l’attività di riproduzione di opere soggette al diritto d’autore. Con il risultato di costringere molti a rinunciare al servizio.
Paradossalmente, uno strumento apparentemente poco moderno quale i bollini da apporre sulle copie (magari senza scadenza), aboliti negli ultimi due anni, garantivano almeno:

1. La possibilità per gli esercenti di pagare una cifra fissa per ogni copia effettuata;
2. La riconoscibilità verso l’utente di un servizio in qualche modo certificato “a norma di legge” rispetto a chi ancora propone il servizio senza essersi messo in regola.

Di più, il sistema attuale, vessa quanti, per spirito di servizio, desiderano continuare ad offrire il servizio, con una tassa che non riescono a coprire con gli esigui introiti che il servizio genera, ed in più, con la totale assenza su gran parte del territorio nazionale di controlli adeguati che li mettano al riparo dalla concorrenza di quanti non aderiscono all’accordo e dalla riproduzione “fatta in casa” delle stesse opere.
Crediamo opportuna, e allo scopo rinnoviamo la nostra disponibilità, la verifica e la ricerca di nuove e diverse forme di contribuzione, che tengano conto delle osservazioni avanzate e che si inquadrino in una più ampia riflessione del mercato librario del nostro Paese. Non possiamo permetterci da una parte una legge sul libro enormemente sbilanciata verso i grandi gruppi editoriali e i loro punti vendita (come quella che sta per essere licenziata dal Parlamento), dall’altra altre normative marginali come questa che ancora non tengono conto delle esigenze reali e pratiche del piccolo commercio.