lunedì , 6 Aprile 2020

Storia di una legge, storia di noi

Tutto inizia l’ 8 giugno 2015. Da qualche tempo il SIL ha una nuova presidenza e da subito era stato chiarissimo il tema da aggredire: riformare la Legge Levi.

Difficile, quasi impossibile.

Si sa, i grandi gruppi la fanno da padrone, l’Antitrust si è sempre dichiarata contraria, difficile far passare un concetto che, seppur acquisito in gran parte d’Europa, appare contrario al comune sentire.
Eppure senza quel cambiamento le analisi del mercato ci dicono che questa potrebbe anche essere l’ultima chiamata, per i librai e per il SIL.

Si organizza quel convegno, appunto l’8 giugno 2015, Confesercenti crede ai pochi pazzi che vogliono cambiare il mondo (dell’editoria) e copre i costi: si invitano librai e presidenti dei sindacati di categoria di Francia, Germania e Regno Unito. Quel giorno tocchiamo con mano la diffidenza: non più di una trentina di persone assistono a quel convegno, la rassegnazione si tocca palpabile.

Ma in prima fila c’è una persona, che per due ore prende appunti, evidenzia, annota. E’ Flavia Piccoli Nardelli, all’epoca VicePresidente della Commissione Cultura della Camera. Prende la parola a fine convegno, ringrazia dicendo di aver imparato e capito molto. E poi, in disparte, ci dice: “Avete tutte le ragioni di questo mondo, ma è necessario che troviate un accordo unanime con editori, altre associazioni, forze politiche. Io ci sono e sono al vostro fianco”.

Al posto di scoraggiarci si programma il passo successivo: il tavolo con altre associazioni, retailers del libro, catene, editori.

Con tanta fatica per convincerli (“cosa lo facciamo a fare? Tanto non cambierà nulla, è impresa impossibile”) alla fine il tavolo parte: sono presenti le due associazioni di categoria dei librai (Sil e Ali), i rappresentanti di tutte le catene di librerie (ovvero dei principali gruppi editoriali da cui dipendono), ma senza AIE, l’Associazione Italiana Editori che, da una presidenza all’altra, glissa e se si presenta è per dire che se ne parlerà….

Dopo qualche mese e una decina di incontri una bozza è pronta, e tiene assieme librai, catene, piccola distribuzione, editori indipendenti e rappresentanti delle cooperative, sempre nell’ottica di presentare una proposta il piu’ condivisa possibile che non snaturi le istanze che avanzavamo. Tra chi c’è, e ci sono anche i rami retail dei grandi gruppi, si trova la quadra. Il progetto viene presentato anche ai grandi gruppi assenti al tavolo: il gruppo GeMS è da subito disponibile solo a trattare sulle promozioni ma non sullo sconto, Mondadori è più possibilista.

Il 6 Ottobre 2016 Flavia Nardelli organizza un seminario alla Camera dei Deputati per fare il punto e presentare le proposte. A condurre il dibattito Ricardo Franco Levi, estensore della legge e allora non ancora presidente di AIE. Professoroni, nomi altisonanti dell’editoria e qualche coraggioso e appassionato libraio dicono la loro. Si affaccia anche il ministro Franceschini. Al termine, la sensazione è quella di aver assistito a un evento senza conclusioni concrete.

Ancora i tempi non sono maturi, bisogna provare a coinvolgere anche l’Associazione degli Editori, che a seguito di quel convegno accetta almeno di parlarne. Ma da subito, e poi una volta eletto Levi a presidente, si tratta di non piu’ di due / tre incontri interlocutori e ben presto si capisce che l’intendimento è solo quello di far passare il tempo.

Da ODEI, Osservatorio degli editori indipendenti insieme a Fidare e Amici del Salone del Libro di Torino, nasce ADEI Associazione degli editori indipendenti, necessario contraltare alle posizioni degli editori più “potenti” e così troviamo altri preziosi alleati.

Passano le legislature e i governi, e ogni volta si riparte. Sconforto ogni volta, ma si riparte comunque.

Si moltiplicano gli appelli alla politica, e anche ad iniziative di altri ma che chiedevano le stesse cose che chiedevamo noi, il SIL non ha mai fatto mancare la propria firma.

Quando è chiaro che la quadra tra tutti non si troverà mai, Flavia Nardelli (“Io ci sono”), deposita la proposta di legge che raccoglie oltre a gran parte delle nostre istanze, altri importanti interventi finalizzati al rilancio della lettura in ogni sede.

“Non arriverà mai in fondo” era il commento più comune, anche perché la proposta di legge arriva ora dalla minoranza dopo le elezioni politiche del 2018.

Si prendono contatti con il nuovo Ministro, il dott. Bonisoli e con esponenti dell’allora maggioranza. Spieghiamo a tutti come stanno le cose, e sui temi concreti facciamo centro. Anche la maggioranza prende a cuore il tema, Lega e Forza Italia si accodano presentando proposte di legge specifiche che vanno nella stessa direzione.

Bonisoli convoca un tavolo con tutti i soggetti e dichiara che la legge deve andare avanti, rimettendosi all’iter parlamentare.

Il testo avanza, arrivano le audizioni, e anche lì dalle parti avverse ne sentiamo di tutti i colori. Non solo opinioni, ma distorsione di fatti concreti. Arriva un’altra crisi di governo, altri rallentamenti, ma la legge regge. In una riunione con la commissione cultura convocata in poche ore ci viene comunicato da tutte le forze politiche che è necessario togliere la scolastica da questa legge: il rischio è che non passi più nulla. Siamo costretti a malincuore ad accettare riuscendo comunque ad eliminare il cross merceologico (buoni sconto superiore ai limiti di sconto) e con la promessa unanime, ribadita da tutti in aula alla Camera in sede di dichiarazioni di voto, che sugli stessi concetti si aprirà il capitolo scolastica non appena approvata questa legge. L’approvazione in aula alla Camera con un voto quasi bulgaro arriva il 16 luglio 2019: sui temi concreti li abbiamo convinti tutti. Si va al Senato.

Passano i mesi, passa anche dicembre però, e sappiamo per certo che c’è sempre chi cerca di bloccare la legge. Contatti, viaggi, telefonate, messaggi, nuovi interlocutori nei nuovi palazzi dove pare si sia arenata di nuovo. Ma la costanza paga, e la legge si sblocca.

Fino al voto finale del 5 febbraio 2020 e l’uscita in Gazzetta Ufficiale del 10 marzo 2020.

In tutto questo tempo, abbiamo assistito allo stillicidio di chiusure di librerie, alle iniziative di facciata per tentare di salvarle o per denunciare che “ogni volta che una libreria chiude…..bla bla bla”. Parole di circostanza. Lacrime di coccodrillo. E sentivamo ogni volta, benché consapevoli degli sforzi che stavamo producendo, il peso di tutto ciò, quasi fossero tutte nostre sconfitte. Come fosse colpa nostra il tempo che trascorreva senza che l’iter accelerasse.

Lo diciamo da sempre: questa non è la miglior legge possibile. La posizione del SIL, se qualcuno vuole leggerla è pubblicata sulla pagina dedicata alla legge sul sito della Camera, testo depositato il giorno dell’audizione.

Ma è un passo: un passo che costringerà tutti, editori in primis, a ragionare diversamente, a pensare in termini di qualità. E rivedere tutto, anche la distribuzione che continua a non funzionare come dovrebbe. Almeno questo è l’auspicio.

E non ci fermiamo: il prossimo passo, come già concordato, è sulla scolastica. Lo scorso 11 novembre la nostra presidenza ha approvato un testo con una proposta concreta di riforma: con al centro librerie e cartolibrerie, ovviamente, senza pesare ulteriormente sulle famiglie, come la politica chiede. Ne sentirete parlare presto, prestissimo. Con la stessa determinazione, coerenza e testardaggine con cui abbiamo lavorato fin qui.

Cristina Giussani, Presidente Nazionale Sindacato Italiano Librai
Antonio Terzi, Vice Presidente Nazionale Sindacato Italiano Librai

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